Una rosa nel deserto, reminiscenza di una lezione

Una rosa nel deserto è un racconto estrapolato dal mio corrente progetto letterario (definirlo libro sarebbe pretenzioso). Nella sua stesura mi sono reso conto di come potesse reggersi tranquillamente sulle sue gambe perciò eccolo qui.

 

I looked out this morning and the sun was gone. Turned on some music to start my day.
Lo sento che non sono ancora sveglio. Una canzone lontana viene a carezzarmi il sonno, rimanendo una traccia fantasma che si trascinerà per il resto della giornata. Quel motivetto che prende nel dormiveglia e rimane nella testa finché i pensieri non lo scacciano per motivi di spazio. E seppur il primo verso dica il contrario io sono ancora appallottolato tra le coperte e Alejandra, nel tentativo di trovare un incastro comodo, evitando le piaghe dolorose del risveglio.
I lost myself in a familiar song.
Sono perso in un deserto arcigno che ruba ogni vitalità, sotto un sole crudele che grida il suo potere, arrostendo minuto dopo minuto i suoi sfortunati sudditi. La landa di dune si estende da e per l’orizzonte. Le impronte alle mie spalle sono confuse, un misto tra la suola e il piede nudo. Cammino senza una scarpa e il calore della sabbia sale senza distinzioni di contatto. Ho sete, sono senza meta, una combinazione che si dimostra letale nella sua schiettezza. Non so se incolparmi più per la mancanza di lucidità o per quella di obiettivi. Il deserto mi ricorda la metafora sdoganata dell’assetato. Non sono Gesù e accetterò la mano piena d’acqua a prescindere dalla sua provenienza.
I closed my eyes and I slipped away.
Salto una duna e scorgo il primo e unico elemento dissonante dall’oro della sabbia. Sorge fiera come ad ignorare ogni legge fisica e naturale, dai petali rosso sangue e il gambo verde speranza, più scuro, ma con la caratterizzazione delle infinite possibilità di una rosa nel deserto. Non ha acqua per nutrirsi eppure prospera, non ha terra per ancorarsi eppure si erge, non ha futuro a cui aspirare eppure vive. La distanza che mi separa da lei è un attimo di volontà, percorso nel solito tribolante cedimento. Corro, cedo, cado, mi rialzo, ci riprovo. Ripeto il ciclo finché non mi ritrovo a pochi centimetri dalla rosa, con il viso sopra di essa, a gettare un’ombra famelica. Mi rendo conto troppo tardi che potrebbe ostacolarla, ma non lo fa. Non la posso toccare, una forza silente mi sussurra di non farlo e io ascolto quella forza, perché non ne sono degno, lo capisco. Ne avverto il profumo così intenso, ne ammiro i colori così vividi, in una calura tirannica che ucciderà me prima di lei. Mi ergo a suo scudo, quando in realtà lei non lo ricerca. È autosufficiente e ogni mia pretesa di aiutarla è vana. Devo solo imparare, ecco che cos’è la rosa, una professoressa della vita. Anche se non potrò mai conoscerla a fondo, mai potrò esaminarla come dovrei, lei rappresenta il modello da seguire.
It’s more than a feeling (more than a feeling).
Quella rosa dimostra la sua bellezza a chiunque abbia la volontà di guardarla, ma non lo rivelerà mai I dolori e le fatiche compiuti per nascere e crescere in un deserto di sabbia e sole. Il suo passato ingombrante è nascosto. Il suo gambo riporta non soltanto le spine, ma anche le ferite che l’hanno modellato, i granelli che l’hanno scavato a fondo, lasciandolo più debole. La rosa ha coperto la sua pelle graffiata e ha continuato a ergersi verso il cielo, guidata dalla speranza che la vita avrebbe tramutato i suoi sforzi in soddisfazioni. Il peso del suo vissuto non l’ha appesantita. Io vorrei conoscerla, rubarle quei segreti che l’hanno resa grande in un vastità di sabbia, unica, tra le infinite spore portate dal vento, ad aver attecchito. Vorrei andare al cuore della sua forza, ma le spine me lo impediscono. Non sono abbastanza preparato a ferirmi e così rimango nella mia posizione, piegato su me stesso ad ammirarla.
When I hear that old song they used to play (more than a feeling).
Perché è tutto lì il salto. Allungare la mano verso la rosa, graffiarmi al suo tocco, è doveroso. Se non sono il primo a condividere il sangue, perché lei dovrebbe fare lo stesso con me. Le gocce dal dito cadono sulla sabbia in un’esplosione silenziosa di dolore. Le mie lacrime si mischiano a quelle della rosa che vede il mio tentativo e ricorda il suo, quando ancora non era sbocciata, quando ancora conservava il rosso nel suo cuore verde. Le ricordo un passato in cui anche lei era ferita. Ci scambiamo il male per avere la speranza di abbracciare il bene. E così lei alla fine cede, perché è gentile. Così mi rivela il suo segreto, quello che ero lì per scoprire, quello che il mio sangue aveva dischiuso. Il miglior ingannatore dichiara la verità. Quel segreto non esisteva, non era mai esistito, memoria fallace di una credenza superstiziosa. Non era con la sofferenza che si raggiungeva la bellezza.
L’odore della rosa è scomparso, sensazione illusoria di una mia convinzione errata. Lei me lo sussurra con deciso imbarazzo, perché le spiace che mi sia dovuto ferire per scoprire la verità. Me lo sussurra per il mio bene. Non esiste nessun profumo, ma solo ferite che insegnano. Con la sofferenza si raggiunge consapevolezza e poi si migliora. Le belle persone lasciano i segni.
And I begin dreaming (more than a feeling).

 

Canzone del giorno: Boston – More Than a Feeling

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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