Una bugia vale un sogno

Sono un sognatore.
Avevo otto anni quando l’ho realizzato. Bagnato, in canottiera e pantaloncini abbinati, sotto un temporale estivo di una forza inaudita. Chiudendo gli occhi riesco ancora a sentire il rumore della pioggia, il suo profumo, i suoi colori. E io, nel grosso cortile di casa, con Black che abbaia come i cani dell’Inferno e nonna Rosa che urla come un’ossessa, sono lì a ridere, testa al cielo, mentre ruoto su me stesso nel tentativo di fermarla. Una piccola peste rossa che disobbedisce. Ho imparato a farlo in giovane età.
Sono un sognatore e non cambio.
Da piccolo condivo le mie giornate con le classiche bugie di un pischello. Mi tiravano fuori da guai (o almeno così pensavo) e mi facevano fare bella figura. Quante ne ho toppate. Un raccontaballe non è tanto diverso da un sognatore. Entrambi non si accontentano della realtà, ma immaginano un mondo dietro la siepe talmente vasto da prendere lezioni da Leopardi.
Lo ammetto: sono ancora un raccontaballe amante della bugia.
Una volta detto risulta più simpatico. Se prima condannavo questo mio lato, oggi invece credo di averne capito il perché. Le bugie (almeno le mie) colorano il grigio della realtà. Non è semplicemente una giornata se viene arricchita di fantastici dettagli, sensazioni o impressioni. E anche se non erano vere chi può dire che lo sguardo della signora accanto a me al semaforo non fosse di desiderio.
Una bugia, se innocente, non fa del male a nessuno e rende tutto più interessante. Questa è la scusa che uso quando vengo beccato. Un potrebbe essere al posto di quello che è. Un sogno, un’illusione, una presa in giro insomma.
Sono un sognatore, non cambio e questo è il mio peso.
Un sognatore porta con sé anche il fardello degli altri. Perché quando ti guardi attorno non c’è che la realtà, e i realisti. Nonna Rosa me ne diede tante per la mia bravata. Lei è una realista, di quelle che seguono la lista studio, lavoro, ragazza, casa, matrimonio, figli, pensione e morte. Ripetere.
I realisti guardano a quello che hanno e non a quello che potrebbero avere, e se puntano al secondo non hanno fantasia. Sono grigi impiegati della vita.
E li capisco. Una bugia, come un sogno, non è all’altezza della realtà. Suvvia, viviamo nel presente e nel presente non si vedono i sogni. Per questo una bugia risulta una felicità effimera e un sogno un traguardo irraggiungibile. Eppure mi chiedo perché.
Perché checché se ne dica in giro un sognatore ha notevoli vantaggi rispetto agli altri. Riesce a vedere i colori nel grigio della giornata, nella routine e sente il profumo della positività. È un arcobaleno in mezzo a tante nuvole. Lo considero un’ottimista degli sbagli. E se un raccontaballe può diventare un sognatore, perché non possono farlo gli altri, quelli più onesti?
Quando inizi a viaggiare con la mente, poi la carne finisce per starti stretta. E lo capisci immediatamente. Lo capisci dalla voglia di libertà che ti monta dentro, dal desiderio di immaginare ogni momento della giornata, lo capisci. Dopo aver scoperto la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno non te ne torni a casa, ma parti per un’altra avventura. Perché la routine che hai lasciato ti ammazzerebbe. Dopo che hai combattuto una battaglia a cavallo di drago non puoi fare finta di niente nelle chiacchere quotidiane. Sbadigli, passi oltre e finisci per cadere nella maleducazione.
La verità è che non ti interessa. Non ti interessano i realisti.
Questo è il peso di un sognatore. E se non saprà gestirlo finirà per ucciderlo. I migliori se ne sono andati per i loro sogni.
Alla fine della giornata, nel mio letto, sono sempre un sognatore.

 

Canzone del giorno: Eagles – Hotel California

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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