Maledetta

Maledetta.
Il tuo nome è impresso a fuoco nella mia mente, come il segno distintivo dell’ingiustizia sulla pelle dei condannati. Mai provato, non posso giudicare, ma nel mio caso non ha fatto male. La cicatrice di pelle in rilievo è comparsa pian piano. Il colore rosso non l’ha ancora abbandonata, è ancora fresco. Auspico la guarigione, ma non succede. I malati sono tutti così: chiedono di stare meglio e poi non riescono ad apprezzare lo status raggiunto. Ingiusto. Chi sta male rivolge le preghiere al cielo e spera. La speranza è una drago affamato delle parole degli uomini. Mangiami e sputa fuori le ossa senza carne alcuna.
Maledetta.
Il tuo nome ritorna costante a martellarmi le pareti della mente, come se volesse uscire a forza, diventare realtà e vivere di vita propria. Ma tu una vita ce l’hai già ed è questo che dolore mi fa, il fatto che quella vita non sia con/per me. Ci ragiono, poi. È un capriccio autoimpostomi, dettato dalle mie credenze, dalle mie evidenze, dalle mie supposizioni. Il detective mancato dell’amore. I casi li archivio, non li risolvo. Succede sempre così con me: accetto casi che non posso risolvere. Poi mi dispero, ritornando a galla insicurezze di anni che a fatica ho nascosto nell’armadio dell’ufficio. L’ho fatto con supponenza e senza accorgermene, chiudendo le ante a cianfrusaglie che cianfrusaglie non sono e vagano per la testa. A volte colpiscono i giusti collegamenti e gettano ondate di dolore che ci mettono giorni a guarirà. Ferite mai chiuse lasciate a prendere aria. Le croste sono sempre lì, torno solo a togliere. Sangue di nuovo, sangue copioso sulla mia pelle.
Maledetta.
Tu non centri. Drago di un’avventura che mi sono prefisso di abbattere. Il manifesto parlava chiaro: la quest era difficile. L’ho strappata dalla bacheca della gilda e ho detto “questa la risolvo io”. L’armatura, il cavallo, la spada e qualche oggetto magico ho comprato nel negozio locale. Conoscenze limitate per un guerriero limitato. Ma basta buttarsi giù. Un guerriero si mette alla prova accettando lavori sempre più difficili. È così che può migliorare. Il problema è sempre lì. Sarà la millesima volta che scrivo questa riflessione, eppure non l’ho ancora imparata. Non basta un fuoco da campo a riscaldare le mie parole, rimangono fredde in una notte di stelle, solitaria a chiedermi perché. Non ho la musica di un bardo ad allietare i miei pensieri, né la compagnia di chi si imbarca in quest così pericolose. Forse è lì che sbaglio, parlare aiuterebbe. Parlare aiuta.
Maledetta.
Mi chiedo il perché e la risposta arriva tranquilla sulla via maestra. Non è ancora il momento di affrontare il drago. Ripassa qualche livello più tardi, magari esplora nuove zone, sconfiggi altri mostri. Il drago rimarrà sempre lì, nessun altro lo affronterà per te. E se verrà sconfitto sarà in un altro gioco, in un altro mondo. Il tuo drago sarà per sempre tuo e un giorno riuscirai a sconfiggerlo. Se portare a casa la testa o lasciarla lì, quello spetterà a te, ma in quel momento sarà la tua minima preoccupazione. Finita l’adrenalina e il pericolo della sfida, la vittoria ha il sapore del nulla. Non è equiparabile all’emozione provata prima.
Maledetta, ma non per sempre.

 

Canzone del giorno: Zombie – The Cranberries

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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