La spada: anno tre

Millecentouno, millecentodue, millecentotre, millecentoquattro, millecentocinque. La spada di allenamento fendeva il nulla sotto i movimenti delle sue braccia. Su e giù danzava il metallo per una via invisibile all’occhio umano, che lui aveva passato tutta la mattina a disegnare. Le vene correvano spesse lungo la via che portava al collo, disegnando ragnatele troppo grosse per non esplodere e troppo piccole per essere chiamate con un nome proprio. Negli ultimi tempi aveva notato uno sviluppo non indifferente dei suoi muscoli, specialmente nelle braccia. Le ragazze gli facevano più spesso i complimenti e questi lo ringalluzzivano mica da ridere. Ma non il vecchio, lui e le parole gentili viaggiavano su due strade differenti. Faticava anche solo ad immaginarsi un atto di gentilezza. Il suo viso non era addestrato a sorridere, non aveva quelle rughe tipiche ai lati della bocca.
«Ti alleni sempre con così tanta dedizione?» disse d’improvviso una voce femminile alle sue spalle.
Il ragazzo saltò come un gatto spaventato che arruffa il pelo. Alle sue spalle però non c’era nessuno, soltanto il consueto gruppo di alberi che gli aveva fatto compagnia tutta la mattina. La spada ben salda nelle sue mani, le braccia piene di sangue e fatica. Da dove era venuta quella voce?
«Sono qui, spruzzo di sole» eruppe di nuovo. Stavolta riuscì a seguire la voce fino alla fonte.
La piccola ragazza era appollaiata sul ramo di un albero, nascosta dalla luce e dalle foglie. Ad un primo sguardo era fin troppo piccola anche per essere una bambina. Era minuta, graziosa nel suo vestito verde e, fattore non indifferente, aveva due escrescenze simili ad ali di farfalla. Erano sottili come pergamena trasparente tinteggiata dei colori dell’arcobaleno. Quelle due piccole cose si muovevano avanti e indietro, spargendo polvere di luce ad ogni passaggio. Aveva dei grossi occhi azzurri, riccioli biondi e un sorriso ingenuo di aveva la testa sgombra da ogni preoccupazione.
«Chi e cosa sei tu?» chiese il ragazzo. Era indeciso se tenere alzata la spada o abbassarla, e alla fine scelse l’ultima opzione.
«Mi chiamo Zelfi e sono un spiritello della foresta. Ti osservo da tanto, lo sai?».
Il ragazzo era confuso. Faticava ancora a credere a quello che aveva di fronte. Forse il vecchio lo aveva punito fin troppo malamente e lui stava ancora dormendo, riprendendosi dalle ferite. O forse era troppo stanco e iniziava ad avere le allucinazioni. O forse era vero.
«Lo so, lo so, è difficile credere che io esista, ma è così. Noi spiritelli sappiamo come non farci trovare».
«E allora perché sei qui?» chiese il ragazzo.
«Per vederti, mi incuriosisci».
«Io a te?»
«Dovrebbe essere il contrario, vero? Succede anche a noi di non aver mai visto un umano».
«Sono il primo uomo che vedi?»
«No, ma sei il primo che è degno di essere conosciuto».
Lo spiritello accompagnava le sue affermazioni con sorrisi esagerati e un’innocenza mai vista, nemmeno nei piccoli bambini del villaggio.
«Allora è stato un piacere» disse il ragazzo volgendogli le spalle. Per quanto fosse curioso di saperne di più non voleva perdere tempo e non voleva essere punito dal vecchio. Tornò vicino nella posizione ancora marcata dall’ombra dei suoi piedi e rialzò la spada. Un soffio di vento lo toccò da dietro e in un attimo Zelfi era a pochi pollici dal suo viso. Era davvero minuto come spiritello, grande al massimo come un gatto, ma con le ali da farfalla.
«La tua fiamma si è spenta» disse, stavolta senza accennare al suo sorriso. «E per questo sei meritevole di conoscermi». Si portò a sedere contro la base dell’albero più vicino e iniziò a fischiettare.
Il ragazzo gli diede giusto il tempo di accomodarsi per godersi lo spettacolo e poi riprese a guidare la spada lungo la strada invisibile che aveva disegnato tutta la mattina.
Millecentosei, millecentosette, millecentotto, millecentonove. I rumori della natura si mischiarono agli sforzi del ragazzo e al canticchiare dello spiritello in una calda mattina d’inverno, nel cuore verde della foresta.

 

Canzone del giorno: The Black Eyed Peas – Where Is The Love?

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