La maledizione

La maledizione colpisce quando meno te lo aspetti, anche in una notte calma e serena come l’ultima volta.

Un filo di luna entra dalla finestrella sopra le nostre teste. Colpisce il suo seno nudo, come se non fossi l’unico a guardarlo quella notte.
Ho stampato sul viso quel sorriso da ebete di chi è felice. Stanco e in pace come un monaco sotto le cascate. Il tutto senza il freddo e senza l’acqua.
Abbiamo appena fatto l’amore, per la terza volta. La prima è stata un fulmine di piacere. Così veloce da riderci sopra, o iniziare a preoccuparsi. Fortunatamente non sono mai stato tipo da preoccupazioni, almeno finché non mi bussano alla porta o in faccia. Scaricato, ho dato giusto un paio di minuti alla mia bocca pungente prima di tornare a combattere. Il resto non serve che lo descriva: è stato bello. Come non mi succedeva da tempo. Per questo, mentre sono sdraiato sul letto a guardare la finestrella del sottotetto, sono felice.
I suoi ricci, dal profumo d’estate e pesca, mi solleticano il braccio. Un piccolo sacrificio per avere il cuore pieno.
Vi svelerò un segreto: sono esattamente questi momenti il vero tesoro. Sono più importanti dei doni di Galadriel alla Compagnia dell’Anello e forse paragonabili al fuoco donato da Prometeo agli uomini. In questi momenti tutto impallidisce. Mi lascio trasportare da un cuore aperto che non chiede altro che quella luce, quell’atmosfera, quella sincerità. Un insieme di stelle racchiuse in pochi attimi.
Eppure, per quanto dolcemente ciò mi colpisca, la magia svanisce sempre con le prime luci dell’alba. Appena sorge il sole, il cuore muore. Come con gli incantesimi delle fiabe torno alla vita e perdo i tesori della notte. Le cose intorno a me sbiadiscono in fretta e io con loro. Mi racconto qualche scusa del cazzo e poi mando tutto a puttane, tanto è che ho coniato il termine: la maledizione dei due mesi. Questo è il tempo massimo di una mia relazione. E quelle che proseguono oltre non sono che gocce di veleno che pian piano mi indeboliscono. Da alcune non mi sono ancora disintossicato a dovere. Ancora soffro.
Non è colpa mia. O forse si? Mi piace la fiaba, ma non sono in grado leggerla. Questa è la dura realtà di un tipo come me. Mi ripeto spesso che la vera motivazione è che non ho ancora trovato la giusta compagna di lettura, ma sotto sotto ho paura che si nasconda un mostro vorace che conosce la verità.
Mi racconto i sogni più colorati, ma alla fine mi accontento di una grigia realtà. Fondamentalmente ricerco l’incompletezza per qualche arcaico motivo del cazzo. Come se avessi sempre una scusa a portata di mano e senza di essa non potessi respirare. Ho sempre una dannata scusa a cui rivolgermi e questo, se lo osservassi da fuori, direi che è patetico. Non mi sento abbastanza e allora mi credo abbastanza. Se potessi permettermi un analista probabilmente mi farei la tessera; di quelle che dopo dieci sedute l’undicesima è gratuita. Se, se, se, troppi se, Mattia.
A volte, come in questo caso, provo ad usare la scrittura come strumento di analisi. Parlare dei problemi aiuta, allora perché non dovrebbe farlo anche scriverne. La fregatura è che non posso sapere quando miglioro o quando peggioro. È un dannato gioco del cazzo, dove più scrivo e più non capisco. Un giorno sicuramente leggerò queste parole e potrò paragonare le esperienze, ma non oggi. La vita purtroppo non è così. Ti insegna facendoti sbagliare. E quando riguardo indietro ad ogni sbaglio vedo una lezione. Piccola o grande che sia, mi stringe la mano e mi sussurra: «Sei stato coglione, ma guarda, potresti non esserlo se mi ascolterai».
Così alla fine non l’ho ancora capito. Cosa cerco in una donna, in una pagina bianca e in generale nella vita. E non ho capito nemmeno perché non l’ho capito. È un vortice oscuro fatto di troppi livelli per uno come me. Dovrei scenderli uno ad uno per capire, ma ho paura del mostro che si trova sul fondo. Ecco la verità: ho paura. Credo sia un sentimento condiviso, ma la mia la sento solo io, perciò condiviso un cazzo.
Non mi rimane che continuare a sbagliare sperando che incontrerò la donna che spezzerà la maledizione, capirò come usare la mia scrittura, e troverò la strada. È una promessa fatta d’aria, ma a noi barboni nello spirito non rimane altro. La speranza di un domani migliore e le infinite possibilità che ti offre. Triste vero? Non poter avere la sicurezza di farcela da solo, ma affidarsi al destino. Mi piacerebbe essere di un’altra risma, ma purtroppo tutto ciò che ho sono io.

Mattia, 2012

Qualcosa è cambiato.
Condivido ancora alcune insicurezze di un tempo, ma il passato lascia cicatrici. Quelle non se ne vanno.
La maledizione non è stata ancora spezzata, ma dal veleno ho imparato come difendermi. Ora vivo meglio le relazioni.
Con la scrittura credo di essere migliorato leggermente, ma ci siamo buttati in un mestiere dove non esiste limite, solo il fondo. Imparo piano e miglioro (spero).
E della mia vita, beh, di quella non ho ancora capito che farci, ma ho lasciato stare il pessimismo. Credimi, non serviva.
Adesso ci provo e quando sbaglio mi rialzo. Come un gran lottatore, come ci piaceva immaginarci da piccoli. Ci provo.
Qualcosa è decisamente cambiato anche se la maledizione è sempre in agguato.

Mattia, 2019

 

Canzone del giorno: Friday I’m In Love – The Cure

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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