La macchinetta: l’ultimo caso della giornata 4/5

La macchinetta è il quarto racconto dell’indagine del detective Max Gillon. Dopo aver raccolto qualche indizio sul luogo del rapimento la notte insonne presenta il conto e un piccolo riposo non può che aiutare a chiarirsi le idee…

 

Il gocciolio del rubinetto si intromette prepotentemente nel mio riposo.
Donne, soldi, fama, sicurezza, grinta. Tutto volatilizzato a causa delle costanti gocce d’acqua che impattano contro la ceramica del lavandino.
A fatica riesco a staccare gli occhi dalla chiusa del sonno.
Il ticchettio metallico dell’orologio diventa sempre più forte man mano che riacquisto coscienza dei sensi.
Tic, tac, tic, tac.
Nonostante il rumore sia lo stesso, non posso fare a meno di immaginare una minima differenza tra un ticchettio e l’altro. Un ritmo che si insinua fastidiosamente nella mente e intacca ogni pensiero diventando sempre più forte.
Tic, tac, tic, tac.
La mia testa si è svegliata e mi sta dicendo di alzarmi.
Sciacquo il viso e giro tutto a destra la maniglia della doccia.
Gelata come la prima mattina d’inverno. Rinvigorente e al pari di un colpo di pistola a bruciapelo, per riprendersi da una dura nottata.
Arrotolo l’asciugamano in vita e vado a preparare il caffè.
10 giugno. Estate. Una villetta di periferia abitata da una normale famiglia senza segreti di sorta. Nessun segno d’effrazione alla porta o alle finestre.
Risultato. Due bambine sparite nel cuore della notte.
Nessuno ha sentito niente, men che meno visto niente.
Nessun indizio se non una spilla appartenente a una banda di ragazzini.
La fiamma sotto la macchinetta inizia a fare il suo dovere e un rincuorante borbottio si alza dall’oggetto metallico.
Non vi sono impronte. Nessun testimone. Nessun indiziato.
Settanta su cento sono rapimenti per riscatto, ma nessuno si è fatto vivo.
Venti sono ad opera di uno dei due genitori. Dubito visto l’età.
E gli ultimi dieci sono quelli peggiori, quelli per cui sarebbe meglio che trovassi qualche dannato indizio.
Chiunque sia stato doveva avere le chiavi. E a parte i genitori questo è da esclu…
D’un tratto mi fermo come un ebete a guardare il coperchio della macchinetta che sobbalza sotto la pressione del caffè.
Ho appena ricevuto un gancio destro dritto al volto. Uno di quelli che non ti fa cadere, ma che ti illumina la testa di una luce bianca purissima. Una luce che fa scomparire ogni ombra di dubbio e mette a nudo la verità.
Un’illuminazione in campo investigativo.
La temperatura elevata, il caldo delle coperte e la finestra che in estate viene sempre lasciata aperta. Il rapitore è entrato da lì. La finestra è a pochi passi dal tetto del garage vicino.
La macchinetta emette fumo. Il livello del caffè si alza.
Potrebbe essere stata la giovane coppia, d’altronde il garage è loro. Come non accorgersi che qualcuno sta facendo avanti indietro.
Mi hanno detto che è davvero una bella donna.
Potrebbe essere stato solo lui dopo aver addormentato la moglie. D’altronde anche lei potrebbe essere solo una vittima di un criminale. Vivere in un matrimonio fatto di sbarre e paura, costretta al silenzio da un carceriere che mostra un sorriso dolce di facciata, ma che non rifiuta l’uso del manganello ai prigionieri. Se così fosse, mi assicurerò di prendere i dovuti provvedimenti.
Mi hanno detto che è davvero una bella donna.
Immagino la sua faccia quando svelerò quale criminale sia suo marito. Sconcertata, incredula e affranta. Avrà bisogno di una spalla di conforto su cui piangere. Una spalla forte, presente e sicura.
Io non potrò che svolgere il mio dovere.
È davvero una bella donna.
Abbasso lo sguardo. Felice e fiero per aver risolto il caso.
La macchinetta ha finito il suo compito, il caffè è pronto.

Sono il detective Max Gillon. Due piccole sorelle sono sparite da più di sessanta ore e il mio dovere è ritrovarle. Sono sulla strada giusta.

 

Canzone del giorno: Gym Class Heroes: Stereo Hearts ft. Adam Levine

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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