La donna, il vecchio, il contratto: anno quattro

Quando la donna che stava aspettando entrò nella locanda, il vecchio aveva già finito il secondo boccale di sidro. I capelli rossi le cadevano sulle spalle come seta sulla pelle. Splendevano come sfumature del tramonto sulle montagne.
La donna non perse tempo a guardarsi in giro, mirò diretta il tavolo. Camminava decisa, con i fianchi che ondeggiavano in un ballo silenzioso, i seni che riempivano il corsetto come frutti maturi, senza rughe o macchie.
Il vecchio si scoprì poi non così vecchio.
«Buonasera …»
«Non c’è bisogno delle formalità» la interruppe in modo brusco. «E neppure che orecchie indiscrete sentano il mio nome».
La scrutò con sguardo freddo, cercando di dissimulare i suoi pensieri momentanei. La donna alzò le mani in segno di scuse e tirò a sé la sedia. Sedendosi espose le sue forme agli occhi del vecchio. Era una pesca matura venuta a chiedere aiuto.
«Affabile come un cucciolo, duro come una spada. Vedo che questi dieci anni non ti hanno cambiato» disse ammiccando un sorriso.
Il vecchio l’aveva conosciuta un decennio prima quando lui era un’altra persona, prima di quella notte. Allora lei era già abile con le lame e spudoratamente giovane, fin troppo per poterla pensare sotto un’altra luce. Ora era cresciuta.
«Mi hai mandato a chiamare. È difficile ignorare una tua chiamata».
«Parli della testa mozzata?» rispose lei con un velo di ironia.
«Più del tuo simbolo inciso a sangue».
«Se ti tranquillizza era un assassino recidivo. Ho fatto una favore a questa città buttando quel rifiuto».
Il cameriere si avvicinò al tavolo. La donna ordinò un bicchiere d’acqua e nient’altro.
«Si dice che ti porti dietro un ragazzo adesso, vero?» chiese lei dopo che il cameriere se ne fu andato.
«Si».
«Impensabile. Il temibile guerriero di Bloodyport che fa la bambinaia».
Poi scoppiò a ridere come se avesse sentito la miglior battuta del mondo. Per il vecchio non c’era niente da ridere.
Gli avventori della locanda si girarono verso il tavolo. La donna non sembrò curarsi delle attenzioni ricevute e continuò a godersi la barzelletta appena sentita.
Il cameriere tornò con il bicchiere d’acqua.
«La vuoi smettere?»
«Scusa, scusa, ma neanche nei miei sogni più reconditi questo poteva succedere» disse, ricomponendosi e bevendo un sorso d’acqua.
«Dimmi il motivo per cui sono qui».
La donna si fece d’improvviso seria. Le sfumature del viso passarono in modo così naturale dal riso al serio che non fu difficile al vecchio capire perché fosse la migliore in quella città in quanto ad assassini. Era una killer nata, dissimulatrice per professione.
«Fuori città c’è un castello su una collina solitaria, classica ambientazione per le storie dell’orrore. Quel castello appartiene a Bracoh Valmont, un ricco mercante di spezie, che lo ha acquistato da poco meno di un anno. Una decade fa dei servi in esplorazioni hanno aperto una cripta nel sotterraneo che non dovevano aprire. Da allora sono cominciati strani avvistamenti notturni, rumori inquietanti e sparizioni. Sembrerebbe la classica storia superstiziosa montata ad arte per far scappare via il nuovo proprietario, se non che con l’ultima sparizione si sono spinti oltre. Il giovane Valmont, poco più di cinque anni, è sparito».
Il vecchio la fissò negli occhi, in attesa che gli facesse la richiesta formale.
«Il padre mi ha pagato per ritrovarlo, io ho chiamato te».
Eccolo il contratto.
«Ti occupi di bambini scomparsi adesso? Dovrei ridere io a pensare che un’assassina del tuo calibro si sia ridotta a questo».
«Ho alcuni affari delicati con il padre che non posso lasciar andare».
Affari per lei voleva dire solo una cosa.
«Hai già mandato qualche uomo?»
«Si, dieci nove giorni fa e venti cinque giorni fa. Nessuno è tornato».
«Non sono il primo».
«Non l’ho mai detto».
«La paga?»
«La solita, raddoppiata».
Il vecchio rimase pochi secondi zitto, riflettendo su una decisione che aveva già preso.
«Domani sera avrai il bambino o il suo cadavere» sentenziò.
La donna non tradì la sua gioia, se ne ebbe per la notizia.
«Porterai anche il tuo ragazzo?» chiese.
«Non è il mio ragazzo e comunque sì, gli farà bene un po’ di addestramento sul campo».
Stavolta la sorpresa la tradì.
«Lo stai allenando?» disse sbattendo entrambe le mani sul tavolo. Di nuovo gli altri avventori tornarono a girarsi.
Gli occhi di lei erano increduli, fissati come lame sul vecchio.
«Sì» disse alzandosi.
Lasciò due monete d’argento e fece per andarsene.
«Hai intenzione di fargli intraprendere la tua strada?»
«A volte le onde del destino toccano lidi imprevedibili» disse il vecchio, poco prima di uscire dalla locanda.
Nessuno sentì quelle parole, nessuno tranne la donna dai capelli di fuoco.
Il vecchio avrebbe trovato il bambino, avrebbe compiuto il lavoro, lei lo sapeva. Così come sapeva che se stava addestrando un allievo quello era di gran lunga ben peggiore di qualsiasi cosa avrebbero trovato nella cripta.

 

Canzone del giorno: Alan Walker & Ruben – Heading Home

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