La chiesa: il cacciatore di taglie 1/6

La chiesa è il primo di una serie di sei racconti con protagonista un pistolero e la sua caccia. Anche in questo caso era un compito affidatomi  dall’insegnante del corso di scrittura creativa e anche in questo caso mi sono divertito molto a scriverlo, tentando di prendere a piene mani nella mia infanzia di film western. Buona lettura al cacciatore e a voi.

 

La chiesa

«Quindi è cosi che me ne dovrei andare?» disse uno dei due uomini seduti su quel divano in mezzo al nulla.
Stava seduto con le gambe accavallate, il tronco lasciato contro lo schienale e la testa buttata all’indietro a guardare il cielo. Indossava un completo elegante nero con giacca abbottonata al terzo bottone che faceva uscire una sgualcita camicia bianca. Ora però il colore rosso del sangue e il marrone della terra l’avevano irrimediabilmente rovinata.
Il compagno alla sua sinistra era un uomo sulla trentina con voluminosi capelli biondi stanchi, un appariscente pantalone rosso e il torso completamente nudo. Dall’avambraccio all’ombelico non vi era una parte del tronco che mancasse di una qualche forma di cicatrice o nuova ferita ancora vividamente rossa. Portava degli occhiali dalle lenti rotonde e bluastre che ne impedivano lo sguardo diretto.
«Orange, è da un po’ di tempo che non beviamo qualcosa insieme» disse il biondino porgendogli un bicchierino da shot. Nella destra invece stringeva una bottiglia di whisky, una di quelle dalla presa rotonda ma dal corpo squadrato. Quando ebbe passato il testimone svitò il tappo e colmò i due bicchieri.
Pose la bottiglia a terra e appoggiò le braccia sulle cosce, piegandosi a fissare il liquido ambrato che girava lentamente tra le mani. Faceva particolarmente caldo quel pomeriggio.
«Incredibile no? Nonostante la devastazione, questa bottiglia si è salvata. Una bottiglia di vecchio whisky nascosta nella credenza di una chiesa è l’unica cosa che ne rimane. Cioè, quando dicono che il Bourbon è forte non immaginavo fino a questo punto».
Abbozzò un sorriso e si portò il bicchiere alla bocca.
«Aiutami, la vista va scemando e non riesco più a vederla: la chiesa c’è ancora?» chiese Orange mentre anche lui vuotava il bicchiere. «Dio, come amo il Bourbon».
Il divano stava in mezzo a una moltitudine di detriti: panche di legno, assi, travi e pietra si alternavano tutto intorno. A circa una decina di metri alle loro spalle una grossa croce dorata si ergeva storta, incastrata in una montagna di pietra irregolare. Infine degli incerti confini di mura ormai crollate contornavano questo quadro di devastazione e caos.
«Siamo in chiesa. Non l’abbiamo mai lasciata» disse il cacciatore di taglie.

Il biondino riempì per il secondo giro e la rimise a terra. Stavolta stappata.
«Devo dirtelo, Orange, sei il più strano predicatore che abbia mai incontrato».
Il prete sorrise. Un gemito di dolore causato da un suo leggero movimento rallentò le sue parole. Gli occhi pian piano andavano perdendo il loro colorito azzurro divenendo sempre più opachi e stanchi.
Il cielo andava allontanandosi sempre di più e il piccolo buco nel petto ormai aveva smesso di pulsare. Non rimaneva che un unico dolore piatto di sottofondo che pian piano lo trascinava lontano. E seppur in fin di vita non poté che sorridere pensando alla sua situazione, pensando alla sua ultima compagnia.
«Oh ne ho di difetti, non lo nego. Mi piace bere del buon whisky e ti giuro che ne assaporo ogni singola goccia. Ogni istante di lieve bruciore è il mio personale rosario a Dio. Amo avere la consistenza e il sapore del tabacco tra le labbra. La possibilità di addentarla e rovinarla è cosi alta che ti innamori della sua fragilità. Mi piace inumidire le lenzuola del sudore di due corpi nudi mentre fanno sesso. Più e più volte. Volgare, selvaggio e irrefrenabile sesso. Eppure, nonostante sia quasi del tutto contrario alle scritture, non mi sono mai sentito, nemmeno una volta, lontano da nostro Signore».
Orange alzò la mano cieca.
«Passami la bottiglia».
Il cacciatore raccolse il Bourbon e dopo aver riempito il proprio bicchiere lo passò al vicino.
«No veramente pensavo al fatto che sai tirare piuttosto bene di pistola. Ne ho visti pochi in giro con la tua mira. E ne ho affrontati parecchi, amico. Cioè per uno che predica pace è insolito saper combattere così bene».
Il terzo scese più facilmente degli altri due. Portò la bottiglia a pochi centimetri dai suoi occhi.
The World’s No. 1 BOURBON WHISKEY.
«Ah quello. Beh vedi in tempi come i nostri i guai bussano forte, perfino alle porte di una chiesa. Di solito sono alti, grossi e ben armati, perciò meglio essere preparati quando arrivano».
Il movimento lo conosceva, ma dopo aver preso i voti aveva smesso di bere dalla bottiglia. Non s’addiceva alla buona immagine di un predicatore. Problema che stava per scomparire evidentemente, quindi tanto valeva farsi le ultime sorsate alla vecchia maniera.
Bevve.
«Eppure, nonostante la mia bravura, oggi non sono stato abbastanza. Mi hai battuto e lo riconosco in ultima istanza. La vittoria è tua» dice non senza fatica. «Dimmi: tu ci credi al dopo?»
Il biondino appoggiò il bicchiere sul divano e si alzò.
«Non buttarti giù, prete. Non te lo puoi permettere. Sei quello che negli ultimi mesi mi ha dato più filo da torcere, sappilo».
Estrasse la pistola facendola sfilare contro il cuoio della cintura e si mise davanti al compagno. Un movimento secco verso destra e ne uscì il caricatore. Aveva sei cerchi e uno di questi era dorato. Pian piano iniziò a tirar fuori i proiettili e a caricare l’arma.
«Non credo che ci sia un giudice eterno che ti smista i morti. Non credo che si venga giudicati quando finisce tutto».
Due.
«Credo semplicemente che quando arrivi, arrivi».
Tre.
«Non c’è niente alla fine del viaggio se non il buio più totale».
Quattro.
«Credo che tutte le fandonie che quelli della tua razza vanno dicendo siano solo un modo per tenere a bada la massa».
Cinque.
«Si vive una volta sola e l’unico comandamento è farlo al massimo».
Sei.
Un deciso colpo verso sinistra e il rumore del metallo rotante completò l’opera.
Il prete portò lo sguardo cieco verso il biondino.
«Capisco. Invece secondo me qualcosa c’è dopo questa vita. Potrà non essere la festa di bontà e angeli che ci paventano le scritture, ma mi piace pensare che tutti coloro a cui ho voluto bene siano in un posto migliore. Che stiano sorridendo. Si, me li immagino decisamente felici i morti».
Inspirò.
L’ultima pausa di una gran carriera d’oratore.
«Io vorrei che fosse così, vorrei essere felice. Almeno per l’eternità. Non pensi che sia giusto?»
Il braccio del cacciatore in piedi era teso e la pistola puntava dritta alla testa del reverendo.
Pelle contro ferro. Il calore del pistolero contro la freddezza della pistola. Sapeva cosa doveva fare e sapeva che doveva chiudere il lavoro ma si rese subito conto che dopo la domanda del prete non era più necessario.
Si sistemò gli occhiali con il palmo della mano e rinfoderò l’arma.
La testa dell’uomo era priva di ogni forza e penzolava in avanti. Per pochi attimi dopo la morte un ultimo sorriso gli rimase sulle labbra il giusto perché non lo dimenticasse. La presa del reverendo si allentò pian piano lasciando cadere la bottiglia ai suoi piedi. Fortunatamente non si ruppe ma parte del whisky venne fuori.
«Stammi bene vecchio mio» disse il cacciatore mentre raccoglieva la bottiglia.
Chiusi gli occhi del reverendo e prese il tappo del Bourbon. Lo avvitò.
Raccolse la mantella impolverata, se la buttò al collo e iniziò a camminare verso la prossima taglia, il viaggio non era ancora finito.
Allontanandosi dal luogo dello scontro, mentre il paesaggio deserto acquistava sempre più spazio, una domanda continuava a ronzare in testa al cacciatore in testa: che diavolo ci faceva un divano in una chiesa?

 

Canzone del giorno: No Surrender – Bruce Springsteen

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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