Il sale

Il sale è il racconto di un post: un dopo sbornia, un dopo serata, un dopo tempesta emotiva. Molto spesso aiuta concentrare i miei pensieri sullo schermo, sulla carta, e ho provato a cercare di insaporire, o trovare il giusto sale, di quel post.

 

È domenica mattina.
Il caldo mi sveglia senza darmi possibilità di riprovare a dormire. La sua decisione è inequivocabile.
Come un ammasso di carne senza grazia mi muovo dallo spiaggiamento a guardare l’alto. Ricordo un maiale con il dono della parola e qualche ciuffo di pelo in più, niente coda fortunata.
È sempre bianco il soffitto della mia camera. Quello che cambia è l’osservatore. È lo stesso letto, la stessa posizione da più di venticinque anni. Avevo da poco imparato il significato dell’occhiolino quando mia madre mi presentò quel letto. Il mio compagno più fidato, che se ne voglia dire degli amici di una vita: lui non si batte. Ci sono cresciuto in quel posto dal cielo bianco e ora rimango con lo sguardo fisso alle nuvole di vernice.
Una tempesta di fantasmi notturni si agita nello stomaco. Il vino scorre come sangue nelle vene, o almeno è l’immagine più accurata che potrei raccontare. Il risveglio della domenica mattina è una leggera sfumatura alcolica, tra l’euforia della sera prima e la colpa del rigetto. La mia domenica sta nel mezzo, abbozzata da entrambe le parti, ma senza davvero mai colorarne una.
Il torpore e l’estraniamento si sono svegliati con me.
Non si fa mai caso al soffitto della propria camera se non quando si hanno problemi, dubbi o noia. Si osserva senza guardare e, alla fine di tutto, ci si abitua. Ma quando sei lì sdraiato e lo guardi, allora è la testa che lavora più di te.
Nella notte ho bevuto ciò che si vive e non si racconta, tant’è che adesso il rubinetto di casa ha una fascino mai avuto prima. A volte risulta patetico vantarsi, soprattutto a fare bene qualcosa che ti farà male. Lo facevo quando i brufoli erano ancora un problema. Si cresce, si matura, si capisce. Preferisco un ubriaco che si contiene ad uno che si lascia andare. E dire che quando bevo mi lascio andare parecchio. Da fuori è diverso, da fuori io sono diverso.
Quanto vale, secondo voi, un bacio?
È questa la domanda che risplende come un’insegna luminosa anni ’50 nella mia testa. Una di quelle insegne dalle palline colorate intorno ad ogni lettera, con una bordatura rossa e che lascia presagire il profumo di popcorn.
C’è stato un periodo in cui il romanticismo di un bacio era sacro per me. Era qualcosa di personale che sceglievi di condividere con l’altra persona. Erano due che diventavano uno, il sale della vita, no?. Lo si poteva condire con ogni forma di ingrediente, ma era l’incontro di due. Sole, pioggia, silenzio, rumore, rabbia, calma, non esiste il bacio perfetto.
Esiste il bacio perfetto.
È nel più piccolo attimo prima, durante e dopo il bacio.
È quell’attimo di tensione elettrica tra i due, nello sguardo dagli occhi alle labbra e il coraggio di buttarti. Di saltare dalla tua posizione come un bambino che offre un fiore ad una sua compagna di scuola. Quell’attimo è puro come un grembiule azzurro che spera in un sì da un grembiule rosa. Una strada, quella tra le due labbra, che sembra infinita, racchiusa in un attimo di secondo.
Il viaggio varrebbe il prezzo della sfida se poi scegliessi di non arrivare a destinazione. Perché quando si toccano, quando l’elettricità diventa passione, è come arrivare a vedere il mare la prima volta dell’anno. È il mare che hai sempre visto, ma è bello. Nasce dentro di te l’ammirazione per quell’ammasso d’acqua. Non lo esprimi a parole, ma lo apprezzi con un sorriso. Scendi dall’auto e quell’attimo di trepidazione si trasforma in un bacio. Carnale, saporito, umido e scomposto. Si impara da autodidatti e non si smette mai. Chiudere gli occhi è concentrarsi sul momento, goderselo come un gelato in estate. In pochi secondi conosci l’altra persona meglio che in ore di conversazione. È un affidarsi a lei, mentre non indossi paracadute. Spera sappia volare e così di rimando farti volare.
Il bacio perfetto finisce in quei pochi secondi in cui le teste si allontanano, gli occhi si aprono e il suo sapore è ancora forte sulle labbra. Lo si vive con innaturale lentezza, come se tutta la cultura cinematografica ti stesse dicendo che così va fatto. Il giusto ritmo, conduce al giusto risultato. Le emozioni vorticano nel petto come frecce in battaglia, mentre i pensieri tacciono nella testa.
Il bacio perfetto ti azzera.
Così credevo un tempo.
Ora che è domenica mattina, con i postumi di una sbronza fin troppo paventata, mi chiedo se ne valga la pena. Un bacio senza altro da aggiungere non è che un piatto senza sale. Lo mandi giù, ma sai che potrebbe essere meglio. È quella mancanza che sa di conoscenza che ti atterra completamente. E quando hai provato il giusto bacio, non ti accontenti più delle pallide imitazioni. Sono in cerca del sale della mia vita da fin troppo tempo e ho paura di iniziare a dimenticarne il sapore originale.
Però, quando becchi gli amici te ne puoi vantare. Ti vanti di essere all’altezza del tuo sesso.
Vantarsi a volte risulta patetico.
Quando porti a casa un bacio che ti lascia da pensare, lo è.

 

Canzone del giorno: Fun.: We Are Young ft. Janelle Monáe

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

One comment

  1. Bello sensuale realistico nelle sovrapposizioni che come sempre sorprendono. Il soffitto è come un fazzoletto bianco per salutare, ricordare, pulire, rinfrescare.
    Soffitto: A volte un pensiero bussa, cerca uno spiraglio, un pertugio; non fa il difficile, gli preme uscire. Così buca un occhio o un orecchio o invade il naso o parla o scrive.
    Notti d’amore o di libertà. Se le prime ti hanno dato poco almeno le seconde battono con te.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

12 + = 19

Back to Top