Il cannone

Hai mai visto il cannone sparare? Si?
Ma io dico sul serio, non alla televisione ma realmente.
Allora ti rifaccio la domanda: hai mai visto coi tuoi occhi il cannone sparare?
No? Lo sapevo.

È qualcosa d’improvviso, preparato e allo stesso tempo definitivo.
Non è qualcosa facile da spiegare, ma quando un cannone spara per una parte di te è la fine.
Si perché un conto è quando lo vedi in un film, documentario o qualsiasi cosa mastichi sdraiato sul divano. Un altro è quando a poco meno di due metri si trova quella immane bocca nera pronta a sputare fuori tutto il suo odio.
Ora immagina.
Legato senza possibilità di fuga.
Tutto quello che doveva essere preparato per portarti davanti a quel cannone è stato fatto. Tu, se sei sveglio, avrai annusato l’inganno ma mai avresti immaginato il cannone. Perciò in un modo o nell’altro ora ti ritrovi davanti a quell’arma e diamine sai già tutto ma finché non spara ancora speri di sopravvivere.
La puzza della polvere da sparo pregna tutta l’aria nei dintorni.
Il cannone punta dritto verso il tuo cuore, i tuoi polmoni, il tuo fegato.
Il cannone ha intenzione di prendersi la maggior parte di te.
La palla è già al suo interno. L’hai vista trasportare a fatica lungo tutto il viaggio fino al cannone ma solo quando viene inserita ti rendi conto che sarà lei la tua fine. Eppure il cannone non ha ancora sparato.
Proprio dietro si trova l’altra persona. Quella che in questo gioco a due tiene la fiamma accesa in mano.
La pesa, la osserva, la dosa per bene ma prima o poi, entrambi sapete, che quella fiamma toccherà la miccia e allora il cannone farà il suo dovere.
Non importa che faccia abbia quella persona. Non importa che stia sorridendo, piangendo o inventando scuse per alleviare la situazione. Quello che importa è che lei ha la fiamma e si trova dietro quello stramaledetto cannone.
Tutto il resto non conta. Se avesse davvero contato ora non sareste in questa situazione.
La puzza della polvere da sparo è sempre più pesante arrivando direttamente a smorzare il respiro.
C’è tensione per la prossima mossa.
Entrambi la conoscete ed entrambi vivete gli attimi che la precedono con un’insolita lentezza.
La mano della fiamma che cala verso il pezzo di corda che ben presto lascerà testamento. Il tuo urlo impaurito che chiede soltanto qualche forma di pietà. E infine il fuoco che tocca, lambisce, abbraccia e, in ultima istanza, fa sua la miccia. Il tutto da il benvenuto alla palla di cannone che non vedrai mai arrivare ma sicuramente sentirai trapassarti.
Veloce, rumorosa e in molti casi letale. Esce dritta. Saluta quel cannone che per poco è stato il suo focolare e poi parte per il viaggio verso il tuo corpo.

BOOM.

Improvvisamente ti senti mancare. Ti accasci a terra per tentare di ritrovare le tue sicurezze. Chiudi gli occhi e lentamente pensi di morire.
Ma non muori. No.
Il dolore è insopportabile ma non sei morto. Tasti pian piano e orribilmente constati il risultato della palla: un grosso buco si trova dove prima c’era il tuo petto.
D’improvviso tutto intorno sparisce. L’ambiente circostante è diventato bianco e ti ritrovi solo.
Niente palla, niente cannone, niente carnefice.
Siete rimasti solo tu e il tuo buco.
I polmoni non ci sono, più ma riesci ancora a respirare.
Il cuore è spappolato per metà, ma il sangue continua a scorrere.
Il corridoio che porta allo stomaco è stato interrotto, ma non il tuo appetito.
Apparentemente non è cambiato nulla.
Visto da fuori con una maglietta nuova addosso nessuno direbbe che ci sia qualcosa di diverso in te.
Eppure tu ti senti mancare. Qualcosa è cambiato e te ne accorgi.
Ti rialzi e ricominci a muoverti, a vivere.
Pian piano, cosi facendo, la tua ferita va richiudendosi. Le parti mancanti iniziano a rigenerarsi. Niente che tu possa fare però accelererà la guarigione.
Non importa a cosa pensi, a cosa ti dedichi o come tu scelga di riempire quel buco. Solo il tempo e il tuo fisico scandiranno i tempi di recupero. Perciò ti metti l’animo in pace e ti lasci guarire.
Il bianco intorno a te inizia a riprendere i colori che gli appartengono e i vecchi rumori tornano a fare breccia nella tua mente.
L’ambiente, le persone, gli impegni, la tua vita ritornano ad essere quello che sono sempre stati. E man mano il buco va richiudendosi. A volte provoca qualche fitta ma dopotutto le ferite sono cosi: bruciano per ricordarti il dolore provato quando non ci saranno più.
E d’improvviso senza che tu te ne accorga un giorno sarà diverso.
Quel maledetto buco non sarà più così pesante. Il cannone sarà dimenticato.
Però non puoi considerarti ancora del tutto libero.
Un giorno sentirai una canzone, rivedrai una foto, qualcuno riderà in quel modo o il vento soffierà nella direzione sbagliata e, BOOM, il buco si aprirà di nuovo. E con esso arriverà il dolore.
Il buco sarà più piccolo. Il dolore sarà più sopportabile ma quella cicatrice rimarrà li per sempre.
E che tu ci creda o no, ogni volta si richiuderà più velocemente, finché un giorno non sarà altro che un neo in mezzo al petto e un flebile fastidio di un ago. Un giorno sarai libero se glielo permetterai, se non gli permetterai di portarti giù.
Un giorno … è quello che devi sperare.

 

Canzone del giorno: Chasing Cars – Snow Patrol

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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