Giorno di festa

Gran giorno di festa.
Sputo sangue. Il bianco si colora di rosso. Risucchio la saliva e ne faccio un grumo. Risputo.
La mia faccia è pesta. Non posso vederla, ma lo so per certo. Deve essere pesta. Le sto prendendo da una decina di minuti come un tamburo in un giorno di festa e non può essere altrimenti.
Già vedo la rottura dello zigomo destro, la chiazza dell’ematoma che si allarga come pittura su una tavolozza. Io sono la tavolozza. Ottimo lavoro pennello.
Già vedo l’occhio che più di così non si apre. Il guercio della fortuna con un sorriso ammiccato e lo sguardo da lento di mente. Uno di quelli da deridere malignamente.
Senza contare il dolore che suona come un’orchestra su tutta la faccia. Che sia un pittore o un musicista il tizio davanti a me ci sa fare. Un vero artista della strada che mette a nudo la mia arte con la sua.
Cosa mi è saltato in mente. Io non sono uno che mena. Non ho mai menato in tutta la mia vita, ma ho la presunzione di saperlo fare solo perché l’ho visto fare, dagli altri, nei film o nei libri. Dio, eppure come mi emoziono quando si parla di una bella rissa. Divento un fuoco di possibilità che apriti cielo. Sarei in grado di stendere Mike Tyson in quei momenti, ma evidentemente non in questi. Buffo vero, come la presunzione svanisca davanti alla realtà, ma non te ne renda conto finché non sia tu in prima persona a provarlo. È come dicono tutti: “devi sbatterci la testa”. Beh avevo inteso in maniera figurata. Ora ho capito.
Le mie mani sono intonse, bianche come quando abbiamo cominciato. O meglio, quando lui ha cominciato. Aspetta, stavo scherzando, le vedo sporche. Tutte le volte che mi sono appoggiato a terra hanno lasciato i segni. Quelle sfumature nerastre sul palmo che cantano al mondo sconfitta. E una dopo l’altra la vittoria, quella vera, si allontana. Sembrano le mani di un minatore, di uno che lavora la terra, di uno che è sempre a terra.
Sono le mie mani dannazione.
È sempre così con una pessima decisione: ti fermi a rifletterci solo quando ci sei in mezzo, quando sei invischiato così tanto nella merda che sai che la prossima fermata sarà la tua bocca. Dio che schifo ci manca solo che mi metta a cagare in questo momento e abbiamo fatto centro. Sangue, piscio e merda, la santa trinità.
Il tizio non è neanche così grosso. È uno di quelli che tranquillamente scommetteresti di poter stendere senza pensarci due volte. È uno di quelli per cui daresti aria alla bocca lontano dalle sue orecchie. Non pensavo saremmo mai arrivati a questo punto, non pensavo potessi veramente ricevere ciò che andavo cercando, non pensavo in conclusione.
Perciò alla fine brucia di più. Brucia perché quel tizio l’avrei dovuto battere, cazzo almeno un pugno sul suo faccino di minchia. Brucia perché alla fine capisci da dove arrivi il male. Non è lui che è più forte, più bravo, più tutto in questo momento, ma sei tu che sei meno. Meno cazzuto delle aspettative, meno veloce del tuo giudizio, meno forte della tua sicurezza, meno in tutto e quindi brucia di più.
Ormai però ci sei dentro. Come direbbe un vecchio cowboy texano in un giorno di festa: “sei al centro del locale, gli stivali ben vestiti e le donne ti guardano, non rimane che ballare figliolo”. E balliamo allora, ma in fondo lo sai che è la prima volta e hai preso una pessima decisione. Non sei allenato, non l’hai mai fatto, non sei pronto. Ma d’altronde da qualche parte bisogna pur iniziare e direi che questo primo ballo mi lascerà delle conseguenze domani, se mi va bene anche il giorno dopo. Lo ricorderò per tanto tempo il primo ballo nel giorno di festa, perciò non rimane che ballare.

 

Canzone del giorno: I Fall Apart – Post Malone

Questo sono io (lo ammetto questo link mi serve per il SEO)

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